Mercoledì 06 Marzo 2013

Il riuso fa bene all'economia europea



Nuova vita a oggetti destinati alla spazzatura e posti di lavoro. Questa la forza delle imprese sociali del riuso e riciclo. Creano occupazione per persone a rischio povertà, con problemi mentali, ex detenuti, disabili, senza contare la vendita sul mercato di articoli a prezzi accessibili. Un fenomeno di scala europea: il network Rreuse conta 22 membri in 12 Paesi dell'Ue, con oltre quarantamila dipendenti a tempo pieno e 110mila volontari.
Più lavoro col riuso - Paolo Ferraresi, amministratore di Rreuse spiega: "La missione delle imprese sociali è quella di creare lavoro, attraverso le attività di preparazione per il riuso, che comprende raccolta, selezione, riparazione, messa in vendita e in alcuni casi servizio post vendita. Il riuso genera più posti di lavoro rispetto all'industria del riciclo, con una proporzione che nel caso della categoria degli articoli elettrici ed elettronici diventa di circa dieci occupati contro uno".
 
Giganti europei - Alcuni dei membri di Rreuse sono già dei veri e propri giganti, come la catena Kringwinkel nelle Fiandre, in Belgio o la rete Envie in Francia. Ferraresi precisa: "I Kringwinkel hanno un giro d'affari di 35 milioni di euro. E' stato calcolato che generano circa 1,5 euro per chilo di materiale venduto".
 
Non si compra nulla - Un principio base dell'impresa sociale è che non compra nulla. Ferraresi aggiunge: "Quello che vendiamo arriva solo da donazioni". Anche grandi catene di abbigliamento danno buoni del valore di qualche euro ai clienti che consegnano almeno tre vestiti vecchi. Cosa ne fanno? "Arrivano a una società tedesca che li trasforma soprattutto in prodotti per l'isolamento e per interni di automobili" racconta l'amministratore di Rreuse. Sottratti al mercato locale dell'usato, questi vestiti vengono così indirizzati direttamente al riciclo, a vantaggio del rivenditore di abiti nuovi. 
 
L'esperienza francese - In Francia l'impresa sociale Envie è riuscita a stipulare accordi con i consorzi di raccolta e riciclo. Ferraresi spiega: "Recuperano il 25% di tutte le apparecchiature elettroniche destinate come rifiuti in Francia e quelle da riutilizzare saranno il 5-10% al massimo, il resto va in riciclo. Le apparecchiature vendute da Envie poi sono fornite con una garanzia di un anno".
 
Normative Ue come sostegno - Il fenomeno delle imprese sociali del riuso dovrebbe diffondersi grazie alle normative europee. Con il recepimento di una nuova direttiva nei prossimi mesi, Ferraresi spiega: "Gli Stati membri dovranno creare centri di riuso dove la gente porta gli oggetti di cui si deve disfare. Saranno necessari addetti soprattutto alla selezione e noi stiamo lavorando per la standardizzazione di questi centri".
 
Il problema è che un target di riuso ancora non c'è, quindi non ci sono incentivi a rifornire direttamente queste imprese, anche se sociali. In Italia l'unico membro di Rreuse per ora è l'associazione Orius, vicino Bologna, una piccola realtà che si occupa molto di giardinaggio e sta cercando di creare un centro di compostaggio, oltre che di lavorare sugli scarti di materiali di costruzione.

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